venerdì 21 dicembre 2007

Un sorteggio magnifico

Per giorni ci racconteranno dell'urna malefica di Nyon, che peggio di così non poteva andare, e che sfiga incontrare Arsenal, Liverpool e Real Madrid.
Ma perché? Perché il fine ultimo è solo ed esclusivamente il risultato, mai il divertimento.
Per il libero è stato un sorteggio entusiasmante: Milan, Inter e Roma, le migliori espressioni del calcio italiano per mentalità, organico e gioco praticato, potranno confrontarsi con tre solidissime realtà europee. Saranno tre ottavi da spettacolo, partite da godere.
Il libero preferisce un sorteggio così piuttosto che sorbirsi Roma-Porto, Inter-Schalke e Milan-Olympiacos.
E poi, se il Milan è campione del mondo, l'Inter inarrestabile e la Roma super-spettacolare, perché dovrebbero aver paura?

Cose che sono successe

Il Milan ha vinto il Mondiale per club, confermando la sensazione che tutti hanno sottolineato: nella partita secca è la squadra più forte del mondo. Punto. Il risultato del derby, qualunque sia, non cambierà lo stato dei fatti - anche se a livello assoluto il libero è convinto che l'Inter sia più forte come organico.
Nel Milan quasi sempre e quasi tutto il merito è di Kakà. Al libero non sarebbe dispiaciuto vedere presto un confronto con Real Madrid o Barcellona, ma anche l'Arsenal negli ottavi di Champions non è male: se i ragazzini di Wenger continuano a correre come stanno facendo e a correre senza troppo pensare, il Milan dei vecchietti non arriva nei quarti, perché l'esperienza potrebbe non bastare. Restando ai sorteggi: passa l'Inter, non la Roma.
E' successo anche che Domenech ne abbia detta un'altra: "A San Siro l'Italia ci ha chiesto il pari". Gli italiani, ovviamente, se la sono presa, ma il libero non fatica a credere alla torta di San Siro. Queste cose si fanno dalla terza categoria fino al vertice, quindi fa più schifo l'indignazione che la torta in sé. Poi al libero Domenech in fondo sta simpatico: forse è l'unico italiano a pensarla così, ma in fondo tra lui e San Marcello Lippi c'è solo un rigore di differenza. Quello della "bilancia" Trezeguet: poi, certo, Domenech è un coglione perché s'affida agli astri...
E' successo anche altro: nuove intercettazioni. Il libero non ne parla: gli piace il calcio del campo, la tattica, la tecnica. Nient'altro.

P.S. Tra sabato e domenica il libero rischia la crisi isterica: saranno troppe, nelle trasmissioni tv e sui giornali, i vari "tizio fa il regalo di natale a caio", "sotto l'albero tizio trova un dono" e via dicendo. Il peggio, già si sa, arriverà da Udinese-Empoli.

P.P.S. Sentito Galliani fare l'elenco delle punte del Milan: Gilardino ok, Inzaghi ok, Pato ok, Ronaldo ok, Kakà e va be', e ultimo... Seedorf (nuff said!)

giovedì 13 dicembre 2007

Kakà indispensabile, Gattuso inutile

Il minimo è stato fatto: 1-0 all'Urawa, il minimo appunto, e domenica sarà Milan-Boca Juniors. Partita mediocre: si può anche far la conta delle occasioni, ma il Milan ha tenuto un ritmo che se si fosse giocato come vent'anni fa alle sei del mattino gli spettatori si sarebbero addormentati. In una squadra che sprizzava melatonina da tutti i pori, il più sveglio è stato il solito Kakà: indispensabile, quando vuole vince la partita. E l'ha vinta. Anche se c'è voluta un'ora buona perché si spostasse dalla parte giusta, a sinistra, lato debole di una squadra scarsa, ma scarsa vera. Sono stati sufficienti due guizzi, il secondo è stato quello buono.

Per tutto il primo tempo, Kakà è stato costretto a giocare spalle alla porta, da prima punta: non è il suo ruolo, punto e basta. Soprattutto contro avversari che si chiudono così. Il Milan li soffre e, per quanto il libero adori Ancelotti, è incredibile che in quattro mesi di campionato (e zero vittorie a San Siro) non si sia trovata una soluzione, al di là dello schema universale "palla a Kakà e ci pensi lui". No, si insiste con il modulo a una punta, perseverando a partita in corso (Inzaghi al posto dell'inguardabile Gilardino, che per quattro volte non ha agganciato palloni vaganti in area). Quando giochi contro una squadra così chiusa, almeno prova ad affollare l'area. Nel primo tempo Jankulovski e Oddo hanno crossato tanto e bene, ma per gli avversari è semplicissimo controllare i movimenti di un attaccante solo.

Uno, oggi e in partite così, è di troppo: Gattuso. Non costruisce, non si inserisce, non c'è bisogno che insegua. Lezione da tenere a mente non tanto per questo Mondiale ma per le famose partite in cui "loro si sono chiusi e non ci hanno lasciato spazi".

P.S. Una cosa utile Gattuso l'ha fatta: prendersela a brutto muso con Dida per quel bagher a pochi minuti dalla fine su un tiro innocuo.

mercoledì 12 dicembre 2007

Meglio Favalli di Ronaldo

Così Ronaldo non giocherà il Mondiale per club: e chi se l'aspettava...? L'indisponibilità dell'ex Fenomeno è la notizia migliore che Ancelotti potesse ricevere: perché così non ha dubbi e non dovrà spiegazioni. Mettiamo che Ronaldo fosse stato disponibile. Ancelotti avrebbe schierato lui, che ha giocato una partita in sei mesi, o uno degli altri due, Inzaghi che nella partita secca è mortifero o Gilardino che è l'unico sano della compagnia?
Al massimo Ancelotti avrebbe mandato Ronaldo in panchina, ma se poi avesse perso il Mondiale senza Ronaldo come lo avrebbe spiegato?
Dunque meglio avere Favalli che Ronaldo. Anche se con l'Urawa la finale è tutta da conquistare.

martedì 4 dicembre 2007

Pato, Messi e Ibra

Dunque, riepilogando: ha lo scatto del primo Ronaldo e più senso del gol di lui, la velocità di Henry, l'eleganza di Van Basten, il carattere di Kakà, il dribbling di Careca, il colpo di testa di Jardel, la personalità di Romario. Manca solo che Pato abbia pure l'uccello di Rocco Siffredi.
Quando è arrivato hanno detto di non volerlo caricare di troppa pressione.
Poi hanno detto che era fortissimo.
Poi che sarà il prossimo Pallone d'Oro.
Ora che è questo mostro.
Se Pato è questo essere fantasmagorico, Messi è Dio e Ibrahimovic un alieno sceso dal pianeta Eupalla (che era la musa di Brera, ma l'esempio regge lo stesso).

No look

Complimenti alla Gazzetta che in bell'articolo a tutta pagina ha evidenziato ed esaltato la prodezza della domenica. Se la moviola non fosse una malattia, le tv l'avrebbero fatto rivedere all'infinito l'assist in "no look" di Ibrahimovic a Cruz (in Spagna, per dire, i replay sono tutti per le giocate, mai per le decisioni arbitrali dubbie).
Poi, certo, si poteva aggiungere che Ronaldinho i no look li fa da una vita, e che Pirlo senza guardare ha regalato a Grosso la fama mondiale e all'Italia mezza Coppa del Mondo. Ma fa lo stesso.
Complimenti anche al sempre bravo Maurizio Crosetti di Repubblica per il pezzo su sport e religione (eccezionale aver ripescato quella scritta sulla chiesa di Liverpool: "Dio salva", cui qualcuno ha aggiunto "ma Rush segna sulla respinta"). Niente di nuovo, ma ormai le notizie si trovano ovunque (persino su questo blog), roba da leggere non tanto.

Burlocrazia

Ma cosa diavolo deve ratificare la Lega Calcio riguardo al terzo tempo? A fine partita, la squadra di casa aspetta gli avversari e gli stringe la mano. Punto. Altro che "ora lavoreremo per definire un cerimoniale di saluto alla fine di ogni gara" (Matarrese dixit).

lunedì 3 dicembre 2007

Il sorteggio

Oltre che campioni del mondo, gli italiani sono specialisti del mettere le mani avanti. Il girone azzurro a Euro 2008 è duro, questo è certo. Ma dopo la vittoria in Scozia e la qualificazione agli Europei non ci è stato detto (o fatto capire) che l'Italia è la più forte dell'universo? Che in Austria e Svizzera si va per vincere, senza dubbi?
In un torneo in cui ci saranno tutte le migliori Nazionali (Inghilterra esclusa), può capitare di dover giocare con Olanda, Francia e Romania. Mica sempre puoi avere Australia e Ucraina...
Poi resta il fatto che si va comunque per vincere. E il più equilibrato (e ottimista) è stato proprio il c.t. azzurro. Bravo Donadoni.

Specialissimo Tg1

La serata televisiva del calcio ha avuto un vincitore assoluto sul piano della qualità. Controcampo e Domenica Sportiva sono stati surclassati dallo speciale Tg1, dedicato a Beppe Viola. Lo hanno ricordato gli amici: Enzo Jannacci, Teo Teocoli, Diego Abatantuono, Bruno Pizzul e quelli dell'ippodromo. Ma la differenza l'hanno fatta i servizi di Beppe Viola, custoditi in quel tesoro inestimabile che sono le teche Rai e riproposti appunto ieri sera. Manifesta superiorità, altro che Pirlaimovic.

venerdì 30 novembre 2007

Niente Riquelme

Adesso è ufficiale. Riquelme non è eleggibile per il Mondiale per club (fonte Fifa)

Il libero è il primo a dare la notizia (ore 15.56). Poi si potrà dire che si sapeva da tempo, che Riquelme in Giappone non avrebbe potuto giocare. Intanto, però, al Milan erano un po' preoccupati delle pressioni che il Boca stava esercitando sulla Fifa.

Virus KE

Altro che raffreddori e vaccini anti-influenzali. C'è un nuovo pericolosissimo virus in giro. L'abitudine di mettere il "che" nei titoli è infatti estremamente contagiosa. Dalla Gazza cartacea ("Ronaldo, che rottura") è passato alla Gazza on line ("Milan-Juve, che gara"); da qui al nuovo corrieredellosport.it ("Milan-Juve, che spettacolo") fino ad allargarsi anche al terzo della truppa sportiva, Tuttosport ("Milan-Juve, che botti"). Che dire, se non... Che fantasia?

giovedì 29 novembre 2007

Mondiale e Intercontinentale

Tra poco più di una settimana comincia il Mondiale per club. Mondiale per club, non Coppa Intercontinentale. Giova specificarlo, perché i giornali italiani sembrano ignorare che non si tratta più di finale secca. Per tutti, il 16 dicembre a Yokohama sarà Milan-Boca Juniors. Le altre è come se non ci fossero. Secondo il libero, la presenza del Milan in finale è scontata: i pericoli sono tutti dalla parte di tabellone del Boca. Etoile du Sahel (a proposito, andate a vedere secondo la Fifa dove sta la Tunisia...) e soprattutto Pachuca.
I messicani hanno vinto la Copa Sudamericana 2006 (dopo due edizioni conquistate proprio dal Boca) e gli ultimi due tornei di Clausura. Non sono fenomeni, sia chiaro, ma vanno almeno minimamente considerati. Anche perché il Boca Juniors è a pezzi.

Pausa pubblicitaria: su Sportitalia potete saperne molto di più riguardo al campionato argentino e dunque riguardo al Boca (ma il libero è convinto che pochi addetti ai lavori la guardino).

Sempre a proposito di Boca, gli argentini sperano ancora di poter schierare Juan Roman Riquelme in Giappone. I giornali italiani ci hanno già assicurato che "il Milan lo schiverà". In realtà Julio Grondona, presidente della Afa (la federcalcio argentina) sta ancora trattando: la Fifa deciderà tra oggi e domani.

Residenza in panchina

Quando un refuso diventa una spietata sentenza. Scrive Marco Pasotto sulla Gazza a proposito di Ronaldo e del fastidio accusato al polpaccio: "Un breve consulto e il brasiliano si è risieduto". Non "riseduto", cioè tornato a sedersi: risieduto, participio passato del verbo risiedere. Perché ormai la residenza di Ronaldo è in panchina.

(e complimenti alla solita esemplare Rai: per capire che Ronaldo non stava bene hanno dovuto leggerlo su un sito spagnolo)

lunedì 26 novembre 2007

Ronaldo

Ma quanto è grasso?
(e meno male che MilanLab ha capito qual è l'origine dei suoi problemi di peso...)

Via da Palermo

Colantuono esonerato: non è più l'allenatore del Palermo. Avrà ripensato alla tarda primavera scorsa, quando si cominciò a parlare di lui per la panchina di Zamparini (perché è la panchina di Zamparini, mica degli allenatori che ingaggia). Ai tempi, Colantuono assicurava che mai sarebbe andato a Palermo. Avrebbe fatto meglio a dar retta a se stesso (anche perché è un uomo intelligente e un tecnico preparato).

La prodezza di Davide Sinigaglia

Mentre tutti discutevano (come al solito, e come al solito inutilmente) sui rigori dati e non dati, sui fuorigioco che c'erano o non c'erano, l'unico vero episodio della domenica da vedere e rivedere ed eventualmente da premiare (il libero fa appello all'Aic), è stato quello di Davide Sinigaglia, attaccante del Novara (serie C1). Si giocava a Foggia: intorno alla mezz'ora della ripresa, un difensore del Foggia passa indietro al portiere con il ginocchio, il portiere prende il pallone con le mani. L'arbitro fischia la punizione a due in area per il Novara, il guardalinee non ha visto nulla e non può correggerlo. Ne esce una fagiolada, ovviamente, mentre il pubblico fa un casino tremendo.
Passata la bufera, però, Sinigaglia batte la punizione - potenzialmente molto pericolosa - direttamente tra le braccia del portiere del Foggia. Nessuno l'ha fatto vedere, pochi ne hanno parlato (e comunque non con il meritato rilievo). Peccato.
Comunque bravo Sinigaglia, che alcuni ricorderanno per una breve esperienza in serie A con l'Atalanta e che qualche mese fa ha avuto anche gravissimi problemi di salute. Per fortuna li ha risolti, per regalarsi e regalare al calcio un gesto da sottolineare e da premiare.

P.S. il buon Vennegoor fa notare al libero che oggi il Tg1 ha mostrato la prodezza di Sinigaglia. Bene, ma quanti tifosi o pseudotifosi guardano il Tg1 e quanti Controcampo, Domenica Sportiva, Sky Sport?

giovedì 22 novembre 2007

Buona educazione? Tiè!

I giornali e i giornalisti italiani hanno fatto tesoro dell'esperienza scozzese. Appena tre giorni dopo l'esemplare dimostrazione di tifo corretto a Hampden Park e il giorno dopo il furioso attacco ai tabloid britannici (oddio, 'sti maleducati se la sono presa - con la solita IRONIA inglese - con il berretto di Buffon), la Gazzetta riporta un editoriale in prima pagina dal titolo "Domenech, tiè!", prendendosela col povero c.t. della Francia perché noi siamo più forti, più belli, più tutto e soprattutto campioni del mondo e voi no. Se era un tentativo di ironizzare, secondo il libero non è venuto tanto bene.

Osvaldo in Ferrari

In questi giorni si parla molto dei nuovi contratti di Kakà e Ibrahimovic: nove milioni uno, undici l'altro, liretta più liretta meno. Il Corriere dello Sport ci informa anche della classifica degli sportivi più pagati al mondo. Per chi fatica a tirare la fine del mese sono cifre difficili persino da immaginare. La questione però non è quanto prendono Kakà e Ibra: sono tra i più forti al mondo, fanno divertire, muovono un giro d'affari che probabilmente giustifica ampiamente il loro ingaggio. La questione è uno come Pablo Daniel Osvaldo. Bravo, per carità. Promettente, non c'è dubbio. Ha pure scelto la Nazionale italiana pur essendo argentino (ha appena debuttato con l'under 21).
Per festeggiare l'azzurro, così racconta la Gazzetta, il giovane Osvaldo si compra una Ferrari. Sto ragazzo ha giocato 3 partite in serie A, tre partite!, e può comprarsi la Ferrari. Chissà, magari qualcuno s'è sbagliato e Osvaldo ha comprato soltanto la Unica Ferrari, un macchina per far palestra...
Per stare allegro, il libero posta un commento trovato su fiorentina.it "Osvaldo calma, non è che con la Ferrari arrivi prima ad essere un campione. Datti una regolata, è meglio". Ma una regolata dovrebbe darsela anche chi gli dà i soldi per comprarsi la Ferrari.

mercoledì 21 novembre 2007

I trofei rossoneri

In attesa del Mondiale per club, Adriano Galliani fa i conti dei trofei internazionali dei due club. Ufficialmente rossoneri e xeneizes sono pari, con 17 coppe. Ma Galliani non ci sta: ci mette dentro le due Coppa Latina vinte nel 1951 e nel 1956. Così il Milan sarebbe già in vantaggio, a quota 19.
Facciamo così, mettiamo nel conto anche quella coppettina vinta nel 1982. Proprio quella, la Mitropa Cup. Così si fa cifra tonda: 20 e non se ne parla più. In fin dei conti, il tifo milanista può vantarsi dell'affetto dimostrato riempiendo lo stadio anche negli anni bui della serie B.

Che titoli!

Il nuovo linguaggio della Gazzetta funziona: in estate le vendite sono aumentate dell'8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando c'era il traino del Mondiale e di calciopoli. Tuttavia uno sforzino in più si potrebbe anche fare. I titoli con il "che!" non sono una novità, ma oggi il libero ne ha contati sette nelle prime dodici pagine (più uno in chiusura di giornale) tra titoli, titolini, occhielli: "Una donna che fa il capo? Che stress", "Ancora in Giappone: che bello", "Che dicembre", "Il derby dei pulcini, che festa all'Arena", "Cannavaro: che onore superare il mito Zoff", "Portogallo: che paura di Hodgson", "Contratti, che problemi", "Che stress un capo donna".
Che bello.

lunedì 19 novembre 2007

Totti e Nesta a casa

Il libero non si è ancora espresso sulla qualificazione dell'Italia a Euro 2008. Lo fa adesso, con i complimenti vivissimi prima di tutto a Roberto Donadoni. Onestamente, il libero non lo credeva adatto al ruolo di c.t. E invece Donadoni si è dimostrato un grande, punto e basta. Nelle prime undici partite, Marcello Lippi - in un clima molto più benevolo - aveva ottenuto soltanto una vittoria in più e una sconfitta in meno (5V-3N-3S Donadoni, 6V-3N-2S Lippi).
Poi la qualificazione era ovviamente dovuta: in Svizzera-Austria ci saranno tutte le grandi. Non ne manca neanche mezza. Ci saranno anche le due padrone di casa, che sballeranno il sorteggio: per tutti sarà dura fin dall'inizio.
Non ci saranno, almeno il libero lo spera, Totti e Nesta. Hanno salutato l'azzurro nel momento più difficile. Adesso se ne stiano tranquillamente a casa loro: chi li rivuole?

Bandiere e banderuole

A Kakà si può perdonare tutto. Perché è il numero uno. Però, oltre a evitare antipatiche (e a volte forzate) "non-chiusure" al Real Madrid, la prossima volta eviti anche certe uscite sulla violenza del calcio italiano, possibile causa dell'addio dei campioni. E' bastato il "ritocchino" al contratto (soldi che merita, ci mancherebbe) perché la convinzione di restare in questo calcio violento tornasse a essere piena.

Banega? Meglio Belluschi

Ce la menano di nuovo con Ever Banega. "Ha i piedi di Pirlo e la grinta di Gattuso): praticamente un mostro (o più semplicemente... Javier Mascherano). Si ritiene il clone di Fernando Gago, ma è molto più forte, pare: sarebbe meglio, perché Gago nel Real Madrid ha combinato poco. Tutto questo interesse per Banega, tuttavia, al libero sembra esagerato. Ne ha già parlato, ma repetita iuvant. Restando in Argentina, e tra i centrocampisti argentini, l'unico che vale una follia (il Boca per Banega vorrebbe 29 milioni!) secondo il libero è Fernando Belluschi. Passarella lo chiamava "el todocampista", nuff said. Belluschi è una specie di Camoranesi: 24 anni, quindi ancora giovane, dinamico, buon tiro da fuori, capacità di inserirsi (26 gol in 126 partite in Primera Division), può giocare da mezz'ala, da ala, da mezzapunta. Potrebbe essere il sostituto ideale di Seedorf, per restare in ambito milanista.
Forse non ha buoni sponsor (per esempio il suo procuratore non è amicissimo di Ariedo Braida come quello di Banega...). Comunque quello del libero è un suggerimento spassionato e soprattutto disinteressato.

venerdì 16 novembre 2007

Siamo proprio sicuri?

Galliani dice: “Abbiamo gli stadi più sicuri d’Europa”. Eppure il Milan domenica avrebbe dovuto giocare allo Stadio Azzurri d’Italia di Bergamo. Che non è a norma. AllianzArena, AufSchalkeArena, AmsterdamArena, Philips Stadion, Old Trafford, Emirates Stadium, Stamford Bridge: a occhio, sembrano un po' più a norma.

Lo show

“Spettacolo brasiliano”. “Benvenuti al Pato&Ronie show”. Ronaldo e Pato hanno segnato una doppietta a testa. In finale di Coppa Campioni? No, in una normale partitella a Milanello, “con molti Primavera in campo”. Hanno segnato in rovesciata o dribblando tutti gli undici avversari? No, “tre dei quattro gol sono stati ordinaria amministrazione” e “i due tempi di mezz’ora non hanno fatto registrare numeri da cineteca”. Va bene che i titoli sono quasi sempre forzati, ma non esageriamo. Anche se in questo momento il calcio ha bisogno soprattutto dello show (anche) di Pato e Ronaldo.
Molto più interessante, tuttavia, l’analisi di Zvone Boban nelle sue verticalizzazioni. Parla lucidamente e sinceramente di Kakà e del fascino Real. “La presa di posizione sui tragici fatti di domenica mi pare poco sincera”. E poi “Ho sempre immaginato che Kakà mantenesse anche fuori dal campo la stessa classe che mostra sul terreno di gioco. Probabilmente mi sono sbagliato”. Zorro era un fuoriclasse in campo. Lo è ancora adesso.

Un'apostrofo (l'errore è voluto)

Il libero detesta le frasi fatte e i refusi nei pezzi: i refusi sono come le patacche sulla camicia. Un giornalista serio non si presenterebbe mai a una conferenza stampa importante con la camicia pataccata (oddio, qualcuno sì), ma è capace di riempire i pezzi di refusi. Accenti sbagliati, soprattutto: “perchè”, “affinchè”, “poichè”, scritti così hanno l’accento sbagliato. È l’italiano, cazzo! I giornali ne sono pieni (persino l’editoriale di un direttore).
Intollerabili poi sono i gravi errori di ortografia. Esempio: “Un altra persona”, “un’anno di contratto” (dall’inviato a Buenos Aires!) avvistati oggi. Due belle patacche sulla camicia. Scusate lo sfogo, ma il libero non le sopporta.

mercoledì 14 novembre 2007

Un po' di cronaca

Dopo la storia INVENTATA da scrittore da strapazzo, un po' di cronaca da giornalista. Poca, però, perché il libero non è un cronista, ma stamattina ha parlato con un agente di polizia. Anche secondo lui il poliziotto che ha ucciso Gabriele ha compiuto un gesto folle. E che mai avrebbe dovuto estrarre la pistola. Poi ha spiegato al libero questo: per esplodere il primo colpo (in aria) serve una pressione abbastanza forte sul grilletto, poi - essendo la pistola semiautomatica - il cane rimane alzato, quindi basta pochissima pressione (soprattutto in confronto al primo colpo) per esplodere il secondo. L'agente ha confessato che al poligono di tiro capita spessissimo che il secondo colpo parta inavvertitamente subito dopo il primo. Peccato che Badia al Pino non fosse il poligono di tiro.
Sempre a proposito del poligono, l'agente ha detto che di solito si spara da una distanza di dieci metri e che colpire il bersaglio non è per niente semplice. Da 70 metri è quasi impossibile, perché un'inclinazione di mira di mezzo centimetro cambia la traiettoria di un metro e mezzo. La sua conclusione? Una sfiga tremenda: per Gabriele e per chi l'ha ucciso.

Bentornato Beretta

Il libero apprezza il ritorno di Mario Beretta su una panchina di serie A. A Parma, due anni fa, salvò una squadra insalvabile, l'anno scorso altra salvezza a Siena. Beretta, anche con quel look da wannabe Tom Cruise, è uno di quegli allenatori che lavorano e basta, senza spacciarsi per scienziato.
Lo è anche Nedo Sonetti, ma al libero dispiace per Marco Giampaolo, tecnico bravo e coraggioso (soprattutto a lavorare per Cellino).

lunedì 12 novembre 2007

Una storia NON VERA (si spera)

Il libero ha immaginato questa storia. NON VERA.

Nel Paese si sta formando una corrente politica che poco ha a che fare con la politica tradizionale e molto con la giustizia. Beppe Grillo l'ha portata in piazza: sono arrivati a milioni. La maggioranza, intanto, barcolla. Il centrosinistra si riorganizza, il Partito Democratico promette di compattarsi sotto la guida di Walter Veltroni. Il centrodestra, invece, è in stallo. Aspetta che il Governo si suicidi. Ma c'è anche chi studia la storia: gli Anni Settanta, la strategia della tensione, i progetti di colpo di stato. I gruppi terroristici ci sono già, si sono organizzati nelle curve, ne hanno preso il controllo. Basta solo accenderli.
Serve un innesco. C'è questo ragazzo che segue sempre la sua squadra. In casa e in trasferta. Lo seguono per settimane. Va ovunque. Si ferma sempre lì, in quell'autogrill, a fare colazione, perché portò bene una volta che la sua squadra vinse a Torino con la Juve, l'anno dello scudetto. E una domenica mattina, quella in cui si incontrano le due curve della stessa parte "estremista", scatta il piano. Serve un gruppuscolo di balordi che aggredisca il gruppo del ragazzo. Serve un poliziotto fedele, basta che spari un paio di colpi in aria, non dimostreranno mai che è stato lui. Serve un killer che freddi il ragazzo senza lasciare traccia: non un bossolo, non un proiettile, niente tracce. Serve far circolare la notizia che un tifoso è stato ucciso: con i tanti fedelissimi nei media, è la cosa più semplice. La miccia è accesa, la violenza può partire. Amato è il primo a saltare in una maggioranza che non sta più in piedi. Adesso serve un governo forte, autorevole. Anzi, autoritario. E il piano è realizzato.

Cose che vanno spiegate

Il libero non ha capito molte cose della tragedia di ieri. Anzi, delle tragedie: perché dopo Gabriele, è una tragedia sociale anche la ribellione ultrà. Queste le più importanti.
1. il poliziotto spara da una parte all'altra dell'arteria autostradale più importante del Paese. O è pazzo o è incosciente. Avesse anche pensato a una rapina, l'autostrada è il posto migliore per beccarli: prima o poi dovranno uscire. Sparare, dunque, è follia assoluta. Resta comunque da capire dove abbia sparato. E se ha mirato. Se ha mirato, è un cecchino. E comunque non vengano a raccontarci di un'altra pietra magica, di quelle che deviano i proiettili e ammazzano i ragazzi in Piazza Alimonda.
2. Il primo striscione di protesta che appare (a Milano) è: "Amato dimettiti". Non "giustizia per gli ultrà", "poliziotto assassino", "ci vendicheremo" (come hanno fatto) o altre pirlare del genere. No, l'obiettivo è il Ministro dell'Interno. Al libero puzza tanto di "movente politico". E non si sorprende dell'accusa di terrorismo nei confronti dei vandali romani.
3. Dove sono gli juventini romani, gli altri protagonisti della presunta rissa dell'Autogrill?

domenica 11 novembre 2007

Ma che c'entra il calcio?

Un autogrill. Un incidente (?). Una vita. Una morte. Ma che c'entra col calcio?
Perché i tifosi a Bergamo devono pretendere la sospensione della partita?
Perché Roma-Cagliari non si deve giocare?
Perché le forze dell'ordine sarebbero sottoposte a un assalto. Sono colpevoli della morte di Gabriele? Sarà la giustizia a stabilirlo, non gruppi di delinquenti che si nascondono dietro una sciarpa colorata, che vaneggiano volendo paragonare la morte di Raciti a quella di Gabriele. Era un deejay, Gabriele: non credo che stanotte le discoteche non apriranno.
Ma il calcio si vede fermare, perché lo esigono quattro esagitati. I gruppi ultrà vanno sciolti, punto e basta. In Inghilterra è stato il primo punto della lotta all'hooliganismo.
Detto questo, il libero non conosceva Gabriele. Ma gli mancherà.

lunedì 5 novembre 2007

30 ottobre 1977


Se ne sono ricordati in pochi. Quasi nessuno. Da trent'anni esatti non c'è più un piccolo grande uomo. Ciao Renato.

Bravi Ranieri e Ibra

Tra Juventus e Inter la differenza è netta, e resta netta anche dopo l'1-1 di ieri sera. Ranieri però è stato più bravo di Mancini, perché ha saputo ridurre - fin quasi ad annullarlo - il divario tra le due squadre (come rosa, i nerazzurri valgono il doppio). Come? Alzando il pressing, soprattutto accorciando la Juve, che tra difesa e attacco lasciava pochissimi metri. E infatti l'Inter non è quasi mai riuscita a giocare.
La differenza resta netta perché la Juve ha fatto il massimo, l'Inter no: senza Stankovic, Vieira, Materazzi (ricordate la pericolosità dei colossi interisti sui calci piazzati?) e poi Figo, le cose cambiano.
C'era Ibrahimovic, ma non s'è visto. Eppure a Torino Ibra ha dimostrato di essere maturato forse definitivamente e completamente. Due anni fa, visti gli scontri con Chiellini, la partita non l'avrebbe finita.
Ultime note. Cruz è uno dei giocatori più sottovalutati del calcio mondiale. Camoranesi è un fenomeno assoluto.

Tv alla moviola

Ottobre 1967, Carlo Sassi e Heron Vitaletti inventano la moviola applicata al calcio. Sono passati quarant'anni, durante i quali la tv non è riuscita a ideare niente di meglio per riempire i programmi sportivi. Ore o ore ad analizzare anche il più stupido o chiarissimo episodio "da moviola" (tipo il fallo da espulsione di Pieri su Foggia: è da rosso e basta, che fate vedere e rivedere???).
Mai una volta che ti mostrino una giocata di classe, una situazione di gioco, un'azione tutta intera per vedere dove nasce un gol, visto che nei servizi delle partite i gol te li fanno vedere di solito solo nella fase conclusiva.
Arrigo Sacchi ci ha pure provato, ieri a Controcampo Ultimo Minuto, a dire che non si parla mai di "gioco". Credete che qualcuno lo abbia ascoltato?

giovedì 1 novembre 2007

Chi sfida Trezeguet?

Una volta finito di leggere i quotidiani sportivi, il libero non ha capito bene: chi sfida Trezeguet?
Meglio rileggere. La Gazza: "Trezegol sfida l'Inter". Corsport: "Trezeguet sfida l'Inter". Per restare sullo stesso livello, CHE TITOLI!
A proposito di Trezeguet, il rigore è solare, nessuno dubbio e nessun ma. Se poi si vuol proprio andare a vedere, comunque, anche Trezegol un bel tuffo l'ha fatto, sull'intervento (falloso) di Balli.

Le parole sono importanti

"Ma come parli? Le parole sono importanti!" Non è un caso se Nanni Moretti insultasse così una giornalista in "Palombella Rossa". Le rifilava anche un paio di sberle. Ecco, anche il libero - che sogna di avere come vicino di casa il Bruno Ganz di Pane e Tulipani - mollerebbe qualche sberla. Perché non è possibile che per sentire uno che parli con un minimo di proprietà di linguaggio, in tv, il libero debba fermarsi ad ascoltare Ivan Cattaneo all'Isola dei Famosi: un cattedratico, in confronto alla Ventura che più di "hai capito", "ecco", "ciurli nel manico" non sa dire. Ma anche gli altri non scherzano.
Il libero ha avuto un caposervizio che sotto le feste comandate proibiva qualsiasi riferimento alla festa stessa. Ieri sera, invece, primi due servizi a Controcampo e tutto un fiorire di "notte delle streghe" e "dolcetto o scherzetto". Aspettiamo con trepidazione (ceeeevto... come si sentiva su Nuntereggaeppiù) i regali di natale, le sorprese sotto l'albero, le uova rotte a pasqua.
Ma la frase più bella del turno infrasettimanale è questa. Si parla di Gilardino, di quando non segnava: "La porta diventava piccola come quando arrivi sparato al casello dell'autostrada e l'entrata sembra restringersi intorno alla macchina". Qualche problema nel viaggio verso Genova?

martedì 30 ottobre 2007

Libero mercato

Già è difficile accettare che a fine ottobre già si parli di mercato, ma almeno che se ne parli bene. Esempio pratico: il Milan pensa agli acquisti del futuro. "Spunta Ivanovic", legge il libero. E ci può stare. Ma è la spiegazione dell'interesse del serbo che non convince. Ivanovic può giocare al centro o a destra (come Bonera), non può servire per sostituire Maldini (centrale o esterno sinistro) che si ritirerà a fine stagione! Come esterno servirebbe più Zambrotta, visto che Jankulovski è rotto e che Favalli è il suo unico sostituto. E a quel punto sarebbe stato meglio tenersi Grimi, che almeno è più giovane.
E poi Cannavaro e Ballack, Drogba e Amauri, Alex e Ronaldinho, Benzema e Raggi. Tutti gli esperti di mercato non le sparano a caso (no, vero?), ma qualcuno dovrò pure avere torto... Che se ne parli, d'accordo, ma che almeno si dia una parvenza di ragionevolezza tecnico-tattica alle eventuali scelte di mercato.

domenica 28 ottobre 2007

La bilancia

Ronaldinho, Eto'o, Drogba, Toni, Buffon: il Milan avrebbe potuto prenderli. Forse. Almeno, a dar retta ai giornali avrebbe potuto. Invece negli ultimi anni ha comprato Vieri, Dhorasoo, Pancaro, Stam, Vogel, Brocchi, Marcio Amoroso, Kalac, Gourcuff, Favalli, Ricardo Oliveira, Grimi, Emerson, Digao, Ba. Bastano per bilanciare gli arrivi di Gilardino, Jankulovski (al secondo grave infortunio), Oddo (rinunciando definitivamente a Foggia), Ronaldo (che ha giocato in tutto 14 partite), Bonera? (No, di Pato non si può ancora parlare)
Con la Roma giocano dall'inizio due quasi quarantenni, Cafu e Maldini. Entrano altri due quasi quarantenni, Favalli e Serginho. Questo ha Ancelotti.
Ah già, il Milan è campione d'Europa e si giocherà il Mondiale per club. Poi se a Yokohama va fuori in semifinale con un Al Ahly qualsiasi o se l'anno prossimo gli abbonamenti sono duemila (alla lotta-retrocessione non credo nemmeno se la vedo), si ride. Quanto passa prima che Kakà si stufa, ma si stufa davvero, di giocare in questo Milan? Non basterà mettergli vicino Digao, altro grande acquisto.
Galliani dice: bisogna autofinanziarsi. Va bene, ma prendi la Roma. Juan è un gigante, Giuly un nano feroce: sono costati meno della metà di Pato (mettici anche Giuseppe Rossi e si faceva conto pari).
A proposito di Roma: vince a Milano senza Totti, Taddei e Aquilani e con Panucci in panchina. La Roma ci sarà fino alla fine.

Una Juve qualunque

Nelle sentenze di calciopoli, non c'era la condanna più dura: la Juventus sarà una squadra qualsiasi. Oggi è dura mandar giù le puttanate di Bergonzi, ma (finalmente) gli juventini si renderanno conto cosa significa essere tifosi del Bologna, del Chievo, del Torino (tremendo contrappasso) o dell'Avellino. O essere Gigi Simoni quel giorno di Ceccarini. Ci si sente così, cari juventini. Derubati. Brutta sensazione, eh?

Maldini Pallone d'Oro

Nessuno farà rivedere in tv il gesto più bello della domenica: il Milan è sotto, Ancelotti chiama il cambio. Fuori Paolo Maldini. Il Capitano si toglie la fascia, corre verso Favalli (minchia, che sostituzione!) e gli lascia il posto. Non una parola, né una smorfia. In una parola: ESEMPLARE. Proprio come Cassano: solo per sistemarlo, il libero proporrebbe la grazia a Moggi. Che potrebbe ripetergli quello che disse una decina d'anni fa a Ciccio Grabbi che faceva le bizze: "allenati nel giardino di casa tua". Ecco, altro che stiramento: Cassano si alleni nel giardino di casa, ovviamente dopo opportuna rescissione del contratto. E vediamo quanto ci mette a diventare, per davvero, uno di Barivecchia.

venerdì 26 ottobre 2007

Dida da bambino

Non so chi sia il protagonista del video, né a chi sia venuto in mente di dare il titolo "Dida da bambino" alla mail che gira in internet. Ma qui sono coinvolti dei geni.

giovedì 25 ottobre 2007

Porta a porta Trash

Porta a Porta di ieri sera, secondo il libero una delle scene più trash della storia della tv italiana. La signora Franca Maria Corfini Strata, moglie del dottor Strata (dietologo e amico personale di Luciano Pavarotti), descrive l'ultima visita al Maestro, mimandone trashamente i movimenti.
Da vedere. Andate al minuto 29'30 del video di rai click. E buona visione (si fa per dire).
http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/stream.srv?id=20454&idCnt=65094&pagina=1&path=RaiClickWeb^Home^Notizie^Archivio+^PORTA+A+PORTA#1

mercoledì 24 ottobre 2007

Kakà come Van Basten, Ancelotti come Rocco

Partita formidabile, quella tra Milan e Shaktar, di quelle che quando l'arbitro fischia la fine proprio ti dispiace. Mentre tutti invocavano il gol dell'immenso Kakà, il libero sapeva che non avrebbe segnato. A volte va così: il prossimo Pallone d'Oro mi ha ricordato Marco Van Basten nell'Intercontinentale '90 contro l'Olimpia Asuncion. Segnarono Rijkaard (2) e Stroppa, ma l'inarrestabile fu Van Basten. Con lui tutti sembravano più forti. Come quando c'è Kakà. Tra Empoli e Shaktar la differenza è stata lui. La fa lui.
Anche il fatto, però, che il Milan ha potuto giocare in spazi aperti. Di fatto, il Milan è una squadra da contropiede. Ancelotti aspira a essere il nuovo Rocco (anche se pensava alla permanenza sulla panchina): ci sta riuscendo.

Kalac, una sicurezza

Kalac, titolare stasera contro lo Shaktar, rassicura tutti, parlando degli allenamenti con il preparatore dei portieri del Milan Villiam Vecchi: "Mi diverto molto quando ci sfidiamo prima delle partite. Lui mi dice "adesso tiro cinque volte in porta e faccio tre gol" e io devo dare il massimo per vincere la scommessa".
Ecco, bene, dia il massimo. Qualcuno però gli spieghi che Lucarelli è un po' più forte di Vecchi.

Fermate Tombolini (e la Rai)

Ci fosse un Collina anche per gli arbitri della tv, Tombolini sarebbe fermato per almeno un paio di settimane. Notte di Champions sulla Rai, il Tombo mostra alla moviola (che palle la moviola!) il gol di Crespo: il fuorigioco evidentemente non c’è, perché sul colpo di testa di Cambiasso Crespo è tenuto in gioco da Eduardo. Prima che il pallone arrivi a Hernan, però, c’è il tocco di un giocatore del Ciessekappaa (trovare uno che dica correttamente Seska…), e qui Tombolini fa il capolavoro: il tocco dell’avversario sana la posizione di Crespo, dunque gol regolare. Come quello di Trezeguet nel derby, prontamente riproposto dal buon Tombo. Ma sono due episodi completamente diversi! E meno male che questo è un ex arbitro che ha il vantaggio di vedersi e rivedersi le azioni al monitor! Ha pure una rubrica sulla Gazza… Fermatelo!
Ma del resto la notte di Champions della Rai è piena di incubi. L’Inter la fanno vedere alle 23.55, le altre partite oltre la mezzanotte. La Sanipoli intervista Rosella Sensi in mezzo a un accrocchio di microfoni come una qualunque radio romana (e senza far domande, ovvio, mica sei la Rai), poi a Spalletti chiede “un’ultima cosa”, “un’ultimissima cosa” e “un’ultimissima cosa” (again). Un’ultimississima domanda non ce l’aveva proprio, eh? Anche i commenti sulle partite lasciano insonni: per esempio, lo sapevate che il portiere della Dinamo Kiev si chiama Sikovski? Il commentatore (il cui nome il libero ha rimosso inconsciamente dalla memoria) l’ha ribadito almeno tre o quattro volte. Il libero s'è chiesto tutta notte che fine avrà fatto Shovkovskiy…

lunedì 22 ottobre 2007

Empoli campione d'Europa

L’Empoli ha battuto dieci degli undici campioni d’Europa. Il Milan è in crisi: non da ieri, da un anno. Il libero non vuol sottolineare gli errori di mercato, e sono tanti: preferisce concentrarsi su ciò che si può fare. “Soffriamo le squadre che vengono a San Siro e si chiudono”, dicono i milanisti. Come se non fosse mai successo. È ovvio che squadre come l’Empoli, il Catania, il Parma, arrivano a Milano e pensano a difendersi. E allora meglio studiare qualche accorgimento tattico per superare anche le difese chiuse, no Ancelotti? Al libero torna sempre in mente quel litigio tra Carletto e Seedorf a Livorno la stagione scorsa: quello era il Milan, questo è il Milan. Non certo quello campione d’Europa, non quello di Monaco di Baviera o quello di Manchester andata e ritorno. Quel Milan è un’eccezione.
Per il resto, Ancelotti non può fare di più: deve mettere Ambrosini centravanti perché non ha altro. Mica come Mancini che ha Ibra, Adriano, Cruz, Crespo e Suazo. Non poco. A proposito: il Mancio è stato un santo. Con Adriano, intendo. Fa un gol che manco è tutto suo e già si crede d’essere tornato fenomeno (e mi sembra che Mancini, quando Adri non gli ha dato l’ha mano, ha detto qualcosa tipo “ma guarda ‘sto fenomeno…”). Fly down, si diceva una volta.
Nota mediatica a parte. Metti che il libero non abbia Sky, e che dunque aspetti Piccinini come fosse Paolo Valenti. Soprattutto, ovvio, per vedere il Milan. Controcampo manda in onda il servizio alle 20.05, dopo quello sull’Inter: la trasmissione finisce dopo dieci minuti, nei quali si è parlato del “caso-Adriano”. E non è Galliani. A dir poco sospetto.
Altra nota mediatica a parte. Pezzo della Gazzetta sul Pallone d’Oro. Nella grafica, tra i candidati è indicato Diego Alves, del Siviglia. Sì, esatto: si tratta in realtà di Daniel Alves. Diego Alves è un portiere, ex Atletico Mineiro, gioca (anzi, non gioca) nell'Almeria e non è esattamente da Pallone d’Oro. Non lo è, secondo il libero, nemmeno Ever Banega, volante del Boca Juniors, citato nel pezzo. Forse perché è un nome orecchiato da qualche suggeritore di mercato? Dovendo citare uno del Boca campione del Sudamerica, oltre a Riquelme, magari si poteva spendere il nome di Martin Palermo. Del Loco tutti ricordano soltanto i tre rigori sbagliati contro la Colombia nel 1999. Ma chi fa il nostro mestiere magari dovrebbe sapere anche che Palermo si sta avvicinando al record di Francisco Varallo, bomber assoluto nella storia del Boca, ovvero di uno dei club più gloriosi al mondo.

domenica 21 ottobre 2007

VVV (Ventura Viola di Vergogna)


Quelli che... è una delle eredità del grande Beppe Viola (uno dei più liberi di tutti). Era il titolo di una canzone composta con Enzo Jannacci. Oggi è il titolo della trasmissione condotta da Simona Ventura. Che oggi ha celebrato il 25° anniversario della scomparsa del Beppe con una serie di immagini all'inizio. Al rientro in studio, la Simona ha ricordato Beppe Viola LEGGENDO IL GOBBO! Ma almeno per una volta non potevo impararsi cinque righe a memoria?
Meglio, per chi ha potuto, ascoltare mercoledì Radio Popolare, o assistere alle letture all'Auditorium di RadioPop. Beppe Viola, tra gli altri pregi, ha cambiato il linguaggio del calcio in tv. Ma pochi hanno seguito il suo insegnamento. Uno, Alberto D'Aguanno, l'ha seguito purtroppo anche altrove. Senza di loro, ci tocca anche sentire o leggere che "l'attaccante fa la barba al palo e spreca un'occasione clamorosa" o che "il portiere abbassa la saracinesca". O vedere la Ventura che legge il gobbo.

venerdì 19 ottobre 2007

Drogba in rosa

Visto sulla Gazzetta: tre foto a corredo del pezzo su Drogba (più l'orribile pupazzetto). La prima, Didier in versione modello: confrontare, please, l'elegante giacca di jeans con quegli straccetti che indossano Andriy Shevchenko e Giorgio Armani nella pagina precedente. La seconda, Didier in versione beneficenza: notare la coppa tra le mani e la corona tempestata di diamanti da re della ricca Africa (e la dida: "Drogba è attento a chi soffre"!). La terza, Didier e l'Italia: foto CORONA'S (ebbene sì) e bene in vista il nome del NOTISSIMO ristorante milanese dove vien da pensare che quelli della Gazza mangino a sbafo considerando le frequenti e sospette citazioni (ce n'era una anche l'altro giorno nel pezzo su Pato, come si può leggere sulla Settimana Sportiva).

giovedì 18 ottobre 2007

Ronaldo e gli altri

Ronaldo è d’attualità. Sta bene, è pronto. Sta bene, sì, ma c’è ancora da aspettare. No non sta bene, e non si sa bene quando torna. Nel frattempo, gli altri (attaccanti) giocano e segnano (quelli del Milan un po’ meno). Ronaldo è il numero uno. Quando gioca, però. E il fatto è che non gioca mai. Le cifre sono quelle, s’è fatto in tempo a impararle a memoria: 14 presenze e 7 gol. Il Milan, di partite da quando è arrivato Ronaldo (25 gennaio 2007), ne ha giocate 38, tra campionato, Champions e Supercoppa.
Quando si fece l’affare, il libero si chiese se Fabio Capello fosse così coglione da lasciar andar via Ronaldo. Poi ho guardato meglio: fino a gennaio, il Fenomeno aveva giocato appena 11 partite con il Real Madrid. Che, come centravanti, ha Ruud Van Nistelrooy. Per curiosità, il libero è andato a controllare quanti gol ha fatto l’olandese mentre Ronaldo affascinava Milano (anzi, Milanello, dove lavora quasi sempre a parte). Da gennaio a oggi: 15 gol in campionato, 5 in Champions. Totale: 20. Ha giocato più di Ronaldo, certo, ma è proprio questo il punto!
Poi gli altri. In due mesi di campionato Ibrahimovic e Trezeguet hanno già segnato quanto dieci mesi di Ronaldo milanista (e Ibra adesso segna pure in Europa). Non parliamo di Toni. Ma mica è finita. Il libero è andato a guardare lo score di Julio Cruz da gennaio a oggi: 13 partite giocate, 8 gol. Ciula, una media migliore del migliore del mondo (intendo Ronaldo).

venerdì 5 ottobre 2007

Io Sono Libero

Ora c'è anche questo blog, ormai unica forma credibile di divulgazione. Non c'è bisogno di alcun delirante invito a leggerlo. Basta quello che ormai i giornali e la tv non possono dire: Io Sono Libero. E so di cosa scrivo. Calcio, sport, ma anche tv, politica, vita quotidiana.