venerdì 30 novembre 2007

Niente Riquelme

Adesso è ufficiale. Riquelme non è eleggibile per il Mondiale per club (fonte Fifa)

Il libero è il primo a dare la notizia (ore 15.56). Poi si potrà dire che si sapeva da tempo, che Riquelme in Giappone non avrebbe potuto giocare. Intanto, però, al Milan erano un po' preoccupati delle pressioni che il Boca stava esercitando sulla Fifa.

Virus KE

Altro che raffreddori e vaccini anti-influenzali. C'è un nuovo pericolosissimo virus in giro. L'abitudine di mettere il "che" nei titoli è infatti estremamente contagiosa. Dalla Gazza cartacea ("Ronaldo, che rottura") è passato alla Gazza on line ("Milan-Juve, che gara"); da qui al nuovo corrieredellosport.it ("Milan-Juve, che spettacolo") fino ad allargarsi anche al terzo della truppa sportiva, Tuttosport ("Milan-Juve, che botti"). Che dire, se non... Che fantasia?

giovedì 29 novembre 2007

Mondiale e Intercontinentale

Tra poco più di una settimana comincia il Mondiale per club. Mondiale per club, non Coppa Intercontinentale. Giova specificarlo, perché i giornali italiani sembrano ignorare che non si tratta più di finale secca. Per tutti, il 16 dicembre a Yokohama sarà Milan-Boca Juniors. Le altre è come se non ci fossero. Secondo il libero, la presenza del Milan in finale è scontata: i pericoli sono tutti dalla parte di tabellone del Boca. Etoile du Sahel (a proposito, andate a vedere secondo la Fifa dove sta la Tunisia...) e soprattutto Pachuca.
I messicani hanno vinto la Copa Sudamericana 2006 (dopo due edizioni conquistate proprio dal Boca) e gli ultimi due tornei di Clausura. Non sono fenomeni, sia chiaro, ma vanno almeno minimamente considerati. Anche perché il Boca Juniors è a pezzi.

Pausa pubblicitaria: su Sportitalia potete saperne molto di più riguardo al campionato argentino e dunque riguardo al Boca (ma il libero è convinto che pochi addetti ai lavori la guardino).

Sempre a proposito di Boca, gli argentini sperano ancora di poter schierare Juan Roman Riquelme in Giappone. I giornali italiani ci hanno già assicurato che "il Milan lo schiverà". In realtà Julio Grondona, presidente della Afa (la federcalcio argentina) sta ancora trattando: la Fifa deciderà tra oggi e domani.

Residenza in panchina

Quando un refuso diventa una spietata sentenza. Scrive Marco Pasotto sulla Gazza a proposito di Ronaldo e del fastidio accusato al polpaccio: "Un breve consulto e il brasiliano si è risieduto". Non "riseduto", cioè tornato a sedersi: risieduto, participio passato del verbo risiedere. Perché ormai la residenza di Ronaldo è in panchina.

(e complimenti alla solita esemplare Rai: per capire che Ronaldo non stava bene hanno dovuto leggerlo su un sito spagnolo)

lunedì 26 novembre 2007

Ronaldo

Ma quanto è grasso?
(e meno male che MilanLab ha capito qual è l'origine dei suoi problemi di peso...)

Via da Palermo

Colantuono esonerato: non è più l'allenatore del Palermo. Avrà ripensato alla tarda primavera scorsa, quando si cominciò a parlare di lui per la panchina di Zamparini (perché è la panchina di Zamparini, mica degli allenatori che ingaggia). Ai tempi, Colantuono assicurava che mai sarebbe andato a Palermo. Avrebbe fatto meglio a dar retta a se stesso (anche perché è un uomo intelligente e un tecnico preparato).

La prodezza di Davide Sinigaglia

Mentre tutti discutevano (come al solito, e come al solito inutilmente) sui rigori dati e non dati, sui fuorigioco che c'erano o non c'erano, l'unico vero episodio della domenica da vedere e rivedere ed eventualmente da premiare (il libero fa appello all'Aic), è stato quello di Davide Sinigaglia, attaccante del Novara (serie C1). Si giocava a Foggia: intorno alla mezz'ora della ripresa, un difensore del Foggia passa indietro al portiere con il ginocchio, il portiere prende il pallone con le mani. L'arbitro fischia la punizione a due in area per il Novara, il guardalinee non ha visto nulla e non può correggerlo. Ne esce una fagiolada, ovviamente, mentre il pubblico fa un casino tremendo.
Passata la bufera, però, Sinigaglia batte la punizione - potenzialmente molto pericolosa - direttamente tra le braccia del portiere del Foggia. Nessuno l'ha fatto vedere, pochi ne hanno parlato (e comunque non con il meritato rilievo). Peccato.
Comunque bravo Sinigaglia, che alcuni ricorderanno per una breve esperienza in serie A con l'Atalanta e che qualche mese fa ha avuto anche gravissimi problemi di salute. Per fortuna li ha risolti, per regalarsi e regalare al calcio un gesto da sottolineare e da premiare.

P.S. il buon Vennegoor fa notare al libero che oggi il Tg1 ha mostrato la prodezza di Sinigaglia. Bene, ma quanti tifosi o pseudotifosi guardano il Tg1 e quanti Controcampo, Domenica Sportiva, Sky Sport?

giovedì 22 novembre 2007

Buona educazione? Tiè!

I giornali e i giornalisti italiani hanno fatto tesoro dell'esperienza scozzese. Appena tre giorni dopo l'esemplare dimostrazione di tifo corretto a Hampden Park e il giorno dopo il furioso attacco ai tabloid britannici (oddio, 'sti maleducati se la sono presa - con la solita IRONIA inglese - con il berretto di Buffon), la Gazzetta riporta un editoriale in prima pagina dal titolo "Domenech, tiè!", prendendosela col povero c.t. della Francia perché noi siamo più forti, più belli, più tutto e soprattutto campioni del mondo e voi no. Se era un tentativo di ironizzare, secondo il libero non è venuto tanto bene.

Osvaldo in Ferrari

In questi giorni si parla molto dei nuovi contratti di Kakà e Ibrahimovic: nove milioni uno, undici l'altro, liretta più liretta meno. Il Corriere dello Sport ci informa anche della classifica degli sportivi più pagati al mondo. Per chi fatica a tirare la fine del mese sono cifre difficili persino da immaginare. La questione però non è quanto prendono Kakà e Ibra: sono tra i più forti al mondo, fanno divertire, muovono un giro d'affari che probabilmente giustifica ampiamente il loro ingaggio. La questione è uno come Pablo Daniel Osvaldo. Bravo, per carità. Promettente, non c'è dubbio. Ha pure scelto la Nazionale italiana pur essendo argentino (ha appena debuttato con l'under 21).
Per festeggiare l'azzurro, così racconta la Gazzetta, il giovane Osvaldo si compra una Ferrari. Sto ragazzo ha giocato 3 partite in serie A, tre partite!, e può comprarsi la Ferrari. Chissà, magari qualcuno s'è sbagliato e Osvaldo ha comprato soltanto la Unica Ferrari, un macchina per far palestra...
Per stare allegro, il libero posta un commento trovato su fiorentina.it "Osvaldo calma, non è che con la Ferrari arrivi prima ad essere un campione. Datti una regolata, è meglio". Ma una regolata dovrebbe darsela anche chi gli dà i soldi per comprarsi la Ferrari.

mercoledì 21 novembre 2007

I trofei rossoneri

In attesa del Mondiale per club, Adriano Galliani fa i conti dei trofei internazionali dei due club. Ufficialmente rossoneri e xeneizes sono pari, con 17 coppe. Ma Galliani non ci sta: ci mette dentro le due Coppa Latina vinte nel 1951 e nel 1956. Così il Milan sarebbe già in vantaggio, a quota 19.
Facciamo così, mettiamo nel conto anche quella coppettina vinta nel 1982. Proprio quella, la Mitropa Cup. Così si fa cifra tonda: 20 e non se ne parla più. In fin dei conti, il tifo milanista può vantarsi dell'affetto dimostrato riempiendo lo stadio anche negli anni bui della serie B.

Che titoli!

Il nuovo linguaggio della Gazzetta funziona: in estate le vendite sono aumentate dell'8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, quando c'era il traino del Mondiale e di calciopoli. Tuttavia uno sforzino in più si potrebbe anche fare. I titoli con il "che!" non sono una novità, ma oggi il libero ne ha contati sette nelle prime dodici pagine (più uno in chiusura di giornale) tra titoli, titolini, occhielli: "Una donna che fa il capo? Che stress", "Ancora in Giappone: che bello", "Che dicembre", "Il derby dei pulcini, che festa all'Arena", "Cannavaro: che onore superare il mito Zoff", "Portogallo: che paura di Hodgson", "Contratti, che problemi", "Che stress un capo donna".
Che bello.

lunedì 19 novembre 2007

Totti e Nesta a casa

Il libero non si è ancora espresso sulla qualificazione dell'Italia a Euro 2008. Lo fa adesso, con i complimenti vivissimi prima di tutto a Roberto Donadoni. Onestamente, il libero non lo credeva adatto al ruolo di c.t. E invece Donadoni si è dimostrato un grande, punto e basta. Nelle prime undici partite, Marcello Lippi - in un clima molto più benevolo - aveva ottenuto soltanto una vittoria in più e una sconfitta in meno (5V-3N-3S Donadoni, 6V-3N-2S Lippi).
Poi la qualificazione era ovviamente dovuta: in Svizzera-Austria ci saranno tutte le grandi. Non ne manca neanche mezza. Ci saranno anche le due padrone di casa, che sballeranno il sorteggio: per tutti sarà dura fin dall'inizio.
Non ci saranno, almeno il libero lo spera, Totti e Nesta. Hanno salutato l'azzurro nel momento più difficile. Adesso se ne stiano tranquillamente a casa loro: chi li rivuole?

Bandiere e banderuole

A Kakà si può perdonare tutto. Perché è il numero uno. Però, oltre a evitare antipatiche (e a volte forzate) "non-chiusure" al Real Madrid, la prossima volta eviti anche certe uscite sulla violenza del calcio italiano, possibile causa dell'addio dei campioni. E' bastato il "ritocchino" al contratto (soldi che merita, ci mancherebbe) perché la convinzione di restare in questo calcio violento tornasse a essere piena.

Banega? Meglio Belluschi

Ce la menano di nuovo con Ever Banega. "Ha i piedi di Pirlo e la grinta di Gattuso): praticamente un mostro (o più semplicemente... Javier Mascherano). Si ritiene il clone di Fernando Gago, ma è molto più forte, pare: sarebbe meglio, perché Gago nel Real Madrid ha combinato poco. Tutto questo interesse per Banega, tuttavia, al libero sembra esagerato. Ne ha già parlato, ma repetita iuvant. Restando in Argentina, e tra i centrocampisti argentini, l'unico che vale una follia (il Boca per Banega vorrebbe 29 milioni!) secondo il libero è Fernando Belluschi. Passarella lo chiamava "el todocampista", nuff said. Belluschi è una specie di Camoranesi: 24 anni, quindi ancora giovane, dinamico, buon tiro da fuori, capacità di inserirsi (26 gol in 126 partite in Primera Division), può giocare da mezz'ala, da ala, da mezzapunta. Potrebbe essere il sostituto ideale di Seedorf, per restare in ambito milanista.
Forse non ha buoni sponsor (per esempio il suo procuratore non è amicissimo di Ariedo Braida come quello di Banega...). Comunque quello del libero è un suggerimento spassionato e soprattutto disinteressato.

venerdì 16 novembre 2007

Siamo proprio sicuri?

Galliani dice: “Abbiamo gli stadi più sicuri d’Europa”. Eppure il Milan domenica avrebbe dovuto giocare allo Stadio Azzurri d’Italia di Bergamo. Che non è a norma. AllianzArena, AufSchalkeArena, AmsterdamArena, Philips Stadion, Old Trafford, Emirates Stadium, Stamford Bridge: a occhio, sembrano un po' più a norma.

Lo show

“Spettacolo brasiliano”. “Benvenuti al Pato&Ronie show”. Ronaldo e Pato hanno segnato una doppietta a testa. In finale di Coppa Campioni? No, in una normale partitella a Milanello, “con molti Primavera in campo”. Hanno segnato in rovesciata o dribblando tutti gli undici avversari? No, “tre dei quattro gol sono stati ordinaria amministrazione” e “i due tempi di mezz’ora non hanno fatto registrare numeri da cineteca”. Va bene che i titoli sono quasi sempre forzati, ma non esageriamo. Anche se in questo momento il calcio ha bisogno soprattutto dello show (anche) di Pato e Ronaldo.
Molto più interessante, tuttavia, l’analisi di Zvone Boban nelle sue verticalizzazioni. Parla lucidamente e sinceramente di Kakà e del fascino Real. “La presa di posizione sui tragici fatti di domenica mi pare poco sincera”. E poi “Ho sempre immaginato che Kakà mantenesse anche fuori dal campo la stessa classe che mostra sul terreno di gioco. Probabilmente mi sono sbagliato”. Zorro era un fuoriclasse in campo. Lo è ancora adesso.

Un'apostrofo (l'errore è voluto)

Il libero detesta le frasi fatte e i refusi nei pezzi: i refusi sono come le patacche sulla camicia. Un giornalista serio non si presenterebbe mai a una conferenza stampa importante con la camicia pataccata (oddio, qualcuno sì), ma è capace di riempire i pezzi di refusi. Accenti sbagliati, soprattutto: “perchè”, “affinchè”, “poichè”, scritti così hanno l’accento sbagliato. È l’italiano, cazzo! I giornali ne sono pieni (persino l’editoriale di un direttore).
Intollerabili poi sono i gravi errori di ortografia. Esempio: “Un altra persona”, “un’anno di contratto” (dall’inviato a Buenos Aires!) avvistati oggi. Due belle patacche sulla camicia. Scusate lo sfogo, ma il libero non le sopporta.

mercoledì 14 novembre 2007

Un po' di cronaca

Dopo la storia INVENTATA da scrittore da strapazzo, un po' di cronaca da giornalista. Poca, però, perché il libero non è un cronista, ma stamattina ha parlato con un agente di polizia. Anche secondo lui il poliziotto che ha ucciso Gabriele ha compiuto un gesto folle. E che mai avrebbe dovuto estrarre la pistola. Poi ha spiegato al libero questo: per esplodere il primo colpo (in aria) serve una pressione abbastanza forte sul grilletto, poi - essendo la pistola semiautomatica - il cane rimane alzato, quindi basta pochissima pressione (soprattutto in confronto al primo colpo) per esplodere il secondo. L'agente ha confessato che al poligono di tiro capita spessissimo che il secondo colpo parta inavvertitamente subito dopo il primo. Peccato che Badia al Pino non fosse il poligono di tiro.
Sempre a proposito del poligono, l'agente ha detto che di solito si spara da una distanza di dieci metri e che colpire il bersaglio non è per niente semplice. Da 70 metri è quasi impossibile, perché un'inclinazione di mira di mezzo centimetro cambia la traiettoria di un metro e mezzo. La sua conclusione? Una sfiga tremenda: per Gabriele e per chi l'ha ucciso.

Bentornato Beretta

Il libero apprezza il ritorno di Mario Beretta su una panchina di serie A. A Parma, due anni fa, salvò una squadra insalvabile, l'anno scorso altra salvezza a Siena. Beretta, anche con quel look da wannabe Tom Cruise, è uno di quegli allenatori che lavorano e basta, senza spacciarsi per scienziato.
Lo è anche Nedo Sonetti, ma al libero dispiace per Marco Giampaolo, tecnico bravo e coraggioso (soprattutto a lavorare per Cellino).

lunedì 12 novembre 2007

Una storia NON VERA (si spera)

Il libero ha immaginato questa storia. NON VERA.

Nel Paese si sta formando una corrente politica che poco ha a che fare con la politica tradizionale e molto con la giustizia. Beppe Grillo l'ha portata in piazza: sono arrivati a milioni. La maggioranza, intanto, barcolla. Il centrosinistra si riorganizza, il Partito Democratico promette di compattarsi sotto la guida di Walter Veltroni. Il centrodestra, invece, è in stallo. Aspetta che il Governo si suicidi. Ma c'è anche chi studia la storia: gli Anni Settanta, la strategia della tensione, i progetti di colpo di stato. I gruppi terroristici ci sono già, si sono organizzati nelle curve, ne hanno preso il controllo. Basta solo accenderli.
Serve un innesco. C'è questo ragazzo che segue sempre la sua squadra. In casa e in trasferta. Lo seguono per settimane. Va ovunque. Si ferma sempre lì, in quell'autogrill, a fare colazione, perché portò bene una volta che la sua squadra vinse a Torino con la Juve, l'anno dello scudetto. E una domenica mattina, quella in cui si incontrano le due curve della stessa parte "estremista", scatta il piano. Serve un gruppuscolo di balordi che aggredisca il gruppo del ragazzo. Serve un poliziotto fedele, basta che spari un paio di colpi in aria, non dimostreranno mai che è stato lui. Serve un killer che freddi il ragazzo senza lasciare traccia: non un bossolo, non un proiettile, niente tracce. Serve far circolare la notizia che un tifoso è stato ucciso: con i tanti fedelissimi nei media, è la cosa più semplice. La miccia è accesa, la violenza può partire. Amato è il primo a saltare in una maggioranza che non sta più in piedi. Adesso serve un governo forte, autorevole. Anzi, autoritario. E il piano è realizzato.

Cose che vanno spiegate

Il libero non ha capito molte cose della tragedia di ieri. Anzi, delle tragedie: perché dopo Gabriele, è una tragedia sociale anche la ribellione ultrà. Queste le più importanti.
1. il poliziotto spara da una parte all'altra dell'arteria autostradale più importante del Paese. O è pazzo o è incosciente. Avesse anche pensato a una rapina, l'autostrada è il posto migliore per beccarli: prima o poi dovranno uscire. Sparare, dunque, è follia assoluta. Resta comunque da capire dove abbia sparato. E se ha mirato. Se ha mirato, è un cecchino. E comunque non vengano a raccontarci di un'altra pietra magica, di quelle che deviano i proiettili e ammazzano i ragazzi in Piazza Alimonda.
2. Il primo striscione di protesta che appare (a Milano) è: "Amato dimettiti". Non "giustizia per gli ultrà", "poliziotto assassino", "ci vendicheremo" (come hanno fatto) o altre pirlare del genere. No, l'obiettivo è il Ministro dell'Interno. Al libero puzza tanto di "movente politico". E non si sorprende dell'accusa di terrorismo nei confronti dei vandali romani.
3. Dove sono gli juventini romani, gli altri protagonisti della presunta rissa dell'Autogrill?

domenica 11 novembre 2007

Ma che c'entra il calcio?

Un autogrill. Un incidente (?). Una vita. Una morte. Ma che c'entra col calcio?
Perché i tifosi a Bergamo devono pretendere la sospensione della partita?
Perché Roma-Cagliari non si deve giocare?
Perché le forze dell'ordine sarebbero sottoposte a un assalto. Sono colpevoli della morte di Gabriele? Sarà la giustizia a stabilirlo, non gruppi di delinquenti che si nascondono dietro una sciarpa colorata, che vaneggiano volendo paragonare la morte di Raciti a quella di Gabriele. Era un deejay, Gabriele: non credo che stanotte le discoteche non apriranno.
Ma il calcio si vede fermare, perché lo esigono quattro esagitati. I gruppi ultrà vanno sciolti, punto e basta. In Inghilterra è stato il primo punto della lotta all'hooliganismo.
Detto questo, il libero non conosceva Gabriele. Ma gli mancherà.

lunedì 5 novembre 2007

30 ottobre 1977


Se ne sono ricordati in pochi. Quasi nessuno. Da trent'anni esatti non c'è più un piccolo grande uomo. Ciao Renato.

Bravi Ranieri e Ibra

Tra Juventus e Inter la differenza è netta, e resta netta anche dopo l'1-1 di ieri sera. Ranieri però è stato più bravo di Mancini, perché ha saputo ridurre - fin quasi ad annullarlo - il divario tra le due squadre (come rosa, i nerazzurri valgono il doppio). Come? Alzando il pressing, soprattutto accorciando la Juve, che tra difesa e attacco lasciava pochissimi metri. E infatti l'Inter non è quasi mai riuscita a giocare.
La differenza resta netta perché la Juve ha fatto il massimo, l'Inter no: senza Stankovic, Vieira, Materazzi (ricordate la pericolosità dei colossi interisti sui calci piazzati?) e poi Figo, le cose cambiano.
C'era Ibrahimovic, ma non s'è visto. Eppure a Torino Ibra ha dimostrato di essere maturato forse definitivamente e completamente. Due anni fa, visti gli scontri con Chiellini, la partita non l'avrebbe finita.
Ultime note. Cruz è uno dei giocatori più sottovalutati del calcio mondiale. Camoranesi è un fenomeno assoluto.

Tv alla moviola

Ottobre 1967, Carlo Sassi e Heron Vitaletti inventano la moviola applicata al calcio. Sono passati quarant'anni, durante i quali la tv non è riuscita a ideare niente di meglio per riempire i programmi sportivi. Ore o ore ad analizzare anche il più stupido o chiarissimo episodio "da moviola" (tipo il fallo da espulsione di Pieri su Foggia: è da rosso e basta, che fate vedere e rivedere???).
Mai una volta che ti mostrino una giocata di classe, una situazione di gioco, un'azione tutta intera per vedere dove nasce un gol, visto che nei servizi delle partite i gol te li fanno vedere di solito solo nella fase conclusiva.
Arrigo Sacchi ci ha pure provato, ieri a Controcampo Ultimo Minuto, a dire che non si parla mai di "gioco". Credete che qualcuno lo abbia ascoltato?

giovedì 1 novembre 2007

Chi sfida Trezeguet?

Una volta finito di leggere i quotidiani sportivi, il libero non ha capito bene: chi sfida Trezeguet?
Meglio rileggere. La Gazza: "Trezegol sfida l'Inter". Corsport: "Trezeguet sfida l'Inter". Per restare sullo stesso livello, CHE TITOLI!
A proposito di Trezeguet, il rigore è solare, nessuno dubbio e nessun ma. Se poi si vuol proprio andare a vedere, comunque, anche Trezegol un bel tuffo l'ha fatto, sull'intervento (falloso) di Balli.

Le parole sono importanti

"Ma come parli? Le parole sono importanti!" Non è un caso se Nanni Moretti insultasse così una giornalista in "Palombella Rossa". Le rifilava anche un paio di sberle. Ecco, anche il libero - che sogna di avere come vicino di casa il Bruno Ganz di Pane e Tulipani - mollerebbe qualche sberla. Perché non è possibile che per sentire uno che parli con un minimo di proprietà di linguaggio, in tv, il libero debba fermarsi ad ascoltare Ivan Cattaneo all'Isola dei Famosi: un cattedratico, in confronto alla Ventura che più di "hai capito", "ecco", "ciurli nel manico" non sa dire. Ma anche gli altri non scherzano.
Il libero ha avuto un caposervizio che sotto le feste comandate proibiva qualsiasi riferimento alla festa stessa. Ieri sera, invece, primi due servizi a Controcampo e tutto un fiorire di "notte delle streghe" e "dolcetto o scherzetto". Aspettiamo con trepidazione (ceeeevto... come si sentiva su Nuntereggaeppiù) i regali di natale, le sorprese sotto l'albero, le uova rotte a pasqua.
Ma la frase più bella del turno infrasettimanale è questa. Si parla di Gilardino, di quando non segnava: "La porta diventava piccola come quando arrivi sparato al casello dell'autostrada e l'entrata sembra restringersi intorno alla macchina". Qualche problema nel viaggio verso Genova?