Forse il libero non ha visto bene, ma non gli è sembrato che a Bergamo il Milan abbia preso cinque gol in contropiede come nemmeno il Foggia di Zeman. E allora perché tutte queste accuse verso Ancelotti e sul ritorno al modulo con due punte più Kakà e Seedorf? Finalmente, si dovrebbe dire. E invece no: è un matto, non può giocare così, ma l'equilibrio dove lo mette. Dimenticando che il suo Milan più bello (ebbene sì, quello di Istanbul) aveva Shevchenko, Crespo, Kakà, Seedorf e Pirlo. E, in certe occasioni, Cafu e Serginho terzini. E non è un caso. Al libero non piacciono i moduli coi numeri, perché tengono poco conto dei movimenti. Ma diciamo che ora il Milan gioca con un 4-2-2-2. Per equilibrio servirebbero invece paradossalmente due terzini più di spinta: quindi sistema puro dietro (due difensori per due attaccanti avversari), Pirlo davanti alla difesa con i due terzini ai fianchi (diciamo Oddo e Jankulovski, sarebbero quasi centrocampisti, a protezione ulteriore del regista), Seedorf e Gattuso (o meglio ancora Ambrosini, più capace di inserirsi, al massimo Gattuso potrebbe fare l'Oddo...), poi Kakà e le due punte. In numeri: 2-3-2-1-2.
E poi comunque non ce n'è: in campionato il Milan non riesce a starci con la testa. Esemplari le parole di Kaladze: "Meglio che abbia sbagliato con l'Atalanta piuttosto che con l'Arsenal o in una finale di Champions". Purtroppo non ci sono più i Baresi e i Maldini di una volta, che non sbagliavano proprio mai.
venerdì 25 gennaio 2008
giovedì 24 gennaio 2008
Il regista
Dopo aver visto praticamente in contemporanea Inter-Juve e Atalanta-Milan, è apparsa evidente la necessità di qualsiasi squadra di avere un regista, un regista vero, in mezzo al campo. Come Andrea Pirlo, come Esteban Cambiasso. Molte non ce l'hanno, preferendo mettere a centrocampo due spaccapietre. Tutta colpa di Fabio Capello, e maledetto il giorno in cui piazzò Desailly davanti alla difesa.
mercoledì 23 gennaio 2008
Maledetto squillo
Per una volta si sconfina nell'extrasportivo. La probabile causa dell'incidente di Heathrow sarebbe lo squillo di un telefono cellulare lasciato acceso. Si spera vivamente che non sia vero. O il libero è stato l'unico a pensare a quali possibilità aprirebbe a potenziali attentatori questa eventualità?
martedì 22 gennaio 2008
Cambiare serve? Dipende
Camolese meglio di Orsi a Livorno. Ulivieri meglio di Ficcadenti a Reggio. Beretta meglio di Mandorlini a Siena. Ma Sonetti e Ballardini peggio di Giampaolo a Cagliari. Cambiare serve, ma dipende dalla qualità dell'allenatore: Giampaolo e Beretta sono bravi, e stop. Quanto al resto, Orsi Ficcadenti e Mandorlini sono tecnici probabilmente non all'altezza della serie A, facile far meglio di loro.
lunedì 21 gennaio 2008
Lo zio interista
Non se n'era accorto nessuno, che Beppe Bergomi fosse (ancora) spudoratamente interista. No no.
Stavolta però l'ha ammesso: stamattina, a Radio Deejay, ha confessato che, quando gioca l'Inter, è in difficoltà a commentare certi episodi. "In telecronaca avrei voluto dire qualcosa su quell'intervento di Materazzi, ma abita nel mio palazzo...". Bella scusa.
Lo zio è bravo e preparato, a commentare. Ma a queste condizioni, no. Pregasi cercare seconda voce sull'Inter.
P.S. (il giorno dopo): lo zio ha chiesto scusa per la telecronaca troppo parziale. Bravo.
Stavolta però l'ha ammesso: stamattina, a Radio Deejay, ha confessato che, quando gioca l'Inter, è in difficoltà a commentare certi episodi. "In telecronaca avrei voluto dire qualcosa su quell'intervento di Materazzi, ma abita nel mio palazzo...". Bella scusa.
Lo zio è bravo e preparato, a commentare. Ma a queste condizioni, no. Pregasi cercare seconda voce sull'Inter.
P.S. (il giorno dopo): lo zio ha chiesto scusa per la telecronaca troppo parziale. Bravo.
L'aiutino
Ma se il pallone sta entrando in rete e un difensore la prende con la mano, non è rigore?
Il libero se ne frega dei regolamenti, se ne frega se il tocco è stato volontario o involontario: Couto l'ha presa con la mano, è rigore punto e basta (poi, certo, ce n'era uno anche per il Parma, altroché).
Fa incazzare sempre e comunque tutto il chiacchiericcio da moviola. Guardano gli episodi mille volte e riescono nemmeno a mettersi d'accordo o a vedere tutto quel che c'è da vedere. Esempio: il secondo rigore su Mutu. Si vede bene che il rumeno sbatte il piede destro sul terreno e va giù: ragionevole pensare che sia stato toccato. Ma a nessuno viene il dubbio, Mutu è un cascatore e basta. Poi magari esce un'immagine tipo quella di Zalayeta in Napoli-Juve e tutti si pentono. Fino alla volta successiva.
Altro esempio: il rigore su Trezeguet. Se isolato dal contesto, può starci (ma può anche non starci, perché Trezeguet poteva rimanere in piedi). Ma un episodio non si può isolare dal tipo di arbitraggio applicato alla partita. E l'impressione, ultimamente, è che Collina abbia chiesto di fischiare meno. Teoria che il libero insegue da tempo: meno si fischia, meno si sbaglia (come in Inghilterra).
Ultimo esempio sull'errata interpretazione della moviola. A Controcampo mostrano il gol di Gilardino: Cesari dice che non è in fuorigioco fermando l'immagine sul colpo di tacco di Kakà. O meglio, l'inizio del colpo di tacco. In quel tipo di colpo, il tocco non è secco, unico: il pallone si attacca al piede nel movimento (se il libero fosse Mosca, lo farebbe vedere in diretta...), quindi si stacca leggermente dopo. E forse (forse!), quando il pallone si stacca dal piede Gilardino è in fuorigioco.
Quel che è insopportabile, in un caso così, è l'ignoranza sul gesto tecnico.
Il libero se ne frega dei regolamenti, se ne frega se il tocco è stato volontario o involontario: Couto l'ha presa con la mano, è rigore punto e basta (poi, certo, ce n'era uno anche per il Parma, altroché).
Fa incazzare sempre e comunque tutto il chiacchiericcio da moviola. Guardano gli episodi mille volte e riescono nemmeno a mettersi d'accordo o a vedere tutto quel che c'è da vedere. Esempio: il secondo rigore su Mutu. Si vede bene che il rumeno sbatte il piede destro sul terreno e va giù: ragionevole pensare che sia stato toccato. Ma a nessuno viene il dubbio, Mutu è un cascatore e basta. Poi magari esce un'immagine tipo quella di Zalayeta in Napoli-Juve e tutti si pentono. Fino alla volta successiva.
Altro esempio: il rigore su Trezeguet. Se isolato dal contesto, può starci (ma può anche non starci, perché Trezeguet poteva rimanere in piedi). Ma un episodio non si può isolare dal tipo di arbitraggio applicato alla partita. E l'impressione, ultimamente, è che Collina abbia chiesto di fischiare meno. Teoria che il libero insegue da tempo: meno si fischia, meno si sbaglia (come in Inghilterra).
Ultimo esempio sull'errata interpretazione della moviola. A Controcampo mostrano il gol di Gilardino: Cesari dice che non è in fuorigioco fermando l'immagine sul colpo di tacco di Kakà. O meglio, l'inizio del colpo di tacco. In quel tipo di colpo, il tocco non è secco, unico: il pallone si attacca al piede nel movimento (se il libero fosse Mosca, lo farebbe vedere in diretta...), quindi si stacca leggermente dopo. E forse (forse!), quando il pallone si stacca dal piede Gilardino è in fuorigioco.
Quel che è insopportabile, in un caso così, è l'ignoranza sul gesto tecnico.
Eternal? No, infernal
Roma città eterna? No, Roma città infernale. Quando l'inviato del Sun Steven Howard definì così la Capitale, dopo gli scontri di Roma-Manchester United del 4 aprile 2007, tutti a scandalizzarsi. E adesso siamo qui a contare gli accoltellamenti di Roma-Catania. Complimenti comunque all'Osservatorio, il cui primo provvedimento è stato vietare ai tifosi (tifosi?) giallorossi la trasferta di Genova contro la Sampdoria. Arriverà, si spera, anche la squalifica dell'Olimpico, ma era quello il primo provvedimento da prendere.
Pato e Di Natale
Pato è un fenomeno. Il libero ci crede dopo aver visto non la prima ma la seconda partita del baby brasiliano. A Udine, niente gol e pochi guizzi: ma quando il bambino parte in velocità, nell'uno contro uno, per fermarlo gli devi sparare. Quel 7 sulle spalle, insomma, gli sta bene. Il ragazzo si farà.
Dall'altra parte, però, c'era uno che s'è già fatto, e che è un fenomeno vero: Antonio Di Natale. Solito discorso: purtroppo è di Napoli, è italiano. Con un altro passaporto non avrebbe passato gli ultimi anni a Udine.
Dall'altra parte, però, c'era uno che s'è già fatto, e che è un fenomeno vero: Antonio Di Natale. Solito discorso: purtroppo è di Napoli, è italiano. Con un altro passaporto non avrebbe passato gli ultimi anni a Udine.
giovedì 17 gennaio 2008
Il sano tifo di una volta
Eh sì, bello il tifo di una volta: sano, caldo, appassionato, mai violento. Provate a chiedere però a chi andava in trasferta venticinque o trenta anni fa, magari perché la sua squadra giocava all'Olimpico contro la Lazio. E magari sul bus per lo stadio sentiva gente che ipotizzava quante teste di tifosi avversari avrebbe spaccato quel giorno... (il libero parla dei laziali perché ha ascoltato racconti su di loro, ma chissà quanti altri ce ne sono...)
Perché rinunciare?
Il ritorno di Ronaldo, il nuovo Pato, il solito Kakà: all hail Milan. Ma ha ragione Sconcerti, che non è tra i preferiti del libero ma stavolta ha visto giusto. I prodigi contro il Napoli sono frutto del ritorno del modulo con due punte e un trequartista, quello più spettacolare, quello che il libero auspicava di rivedere nel 2008. Avere due uomini che si muovono in area, più altri due (c’è anche Seedorf) pronti a inserirsi, fa un altro effetto piuttosto che vederne uno solo vagare nella folla della difesa avversaria. Poi, certo, se Domizzi retrocede fino praticamente alla linea di porta in occasione del terzo gol rossonero (quello decisivo) per marcare l'immobile Ronaldo, tutto è più facile.
Meno condivisibile l’idea di Sconcerti che il Milan possa rinunciare a Pirlo. Perché bisogna sempre rinunciare a qualcosa, o a qualcuno? Tipicamente italiano, non da Milan.
Meno condivisibile l’idea di Sconcerti che il Milan possa rinunciare a Pirlo. Perché bisogna sempre rinunciare a qualcosa, o a qualcuno? Tipicamente italiano, non da Milan.
sabato 5 gennaio 2008
La classe non è acqua
In attesa di vedere quella di Pato, c'è quella giornalistica di Ivan Zazzaroni. Può risultare simpatico o antipatico, ma Zazza rimane uno di razza. Basta vedere il post sul suo blog riguardante Pato (http://zazza.blog.deejay.it/zazza/2008/01/pato-col-diavol.html). Niente paragoni eccellenti e imbarazzanti, come letto qualche settimana fa altrove: solo testimonianze, analisi tecniche e tattiche.
Altra categoria.
Altra categoria.
mercoledì 2 gennaio 2008
E buon 2008
Buon 2008 a tutti (belli e brutti).
Il libero si augura di vedere:
- un grande calcio (e la Champions promette bene)
- il Milan coraggioso di tre anni fa: due terzini di spinta, Seedorf e Pirlo nel trio di centrocampisti, una mezza punta e due punte VERE
- la Roma giocare come giocava
- Frankestein Pato se è davvero come lo descrivono (a proposito: i documenti ancora non ci sono, meno male la sosta lunga una vita)
- Ibrahimovic continuare a fare Ibrahimovic
- qualche bella inchiesta giornalistica (esempio: se l'Agenzia delle Entrate mette questa attenzione nel calcio, FINORA chi ha evaso il fisco?)
- Cerci e Lodi in serie A
Il libero si augura anche di essere un po' meno libero.
Il libero si augura di vedere:
- un grande calcio (e la Champions promette bene)
- il Milan coraggioso di tre anni fa: due terzini di spinta, Seedorf e Pirlo nel trio di centrocampisti, una mezza punta e due punte VERE
- la Roma giocare come giocava
- Frankestein Pato se è davvero come lo descrivono (a proposito: i documenti ancora non ci sono, meno male la sosta lunga una vita)
- Ibrahimovic continuare a fare Ibrahimovic
- qualche bella inchiesta giornalistica (esempio: se l'Agenzia delle Entrate mette questa attenzione nel calcio, FINORA chi ha evaso il fisco?)
- Cerci e Lodi in serie A
Il libero si augura anche di essere un po' meno libero.
Rossonero nel cuore
Ma che vada, Ronaldo. Non dovrà nemmeno far troppa fatica nelle dichiarazioni d'amore al momento delle presentazioni: i colori di Milan e Flamengo sono gli stessi.
Al libero, cresciuto con gli "Ipse dixit" di MaiDireGol, piace andare a rileggersi le parole di mesi prima. Ecco quelle del Fenomeno (sì, proprio) il giorno della presentazione e nei primi mesi rossoneri:
- "I tifosi? Ho tantissima voglia di essere amato, farò il possibile per convincerli che è stato un grande investimento"
- "Ho trovato un ambiente fantastico, era da tanto tempo che non vedevo un rapporto così umano e d'amicizia nello spogliatoio, farò tutto quello che il mister vorrà per aiutare il Milan ad arrivare ai suoi obiettivi" (infatti: assente in Champions, in Supercoppa e nel Mondiale per club)
- "Avevo offerte da Usa e Arabia, potevo stare a Madrid, però ho accettato questa sfida per far vedere che la mia storia non è finita"
- "Qui ho ritrovato il sorriso e la voglia di allenarmi"
- "Ronaldinho? Tutti sognano di venire qui al Milan, perché con il Real Madrid è una delle due squadre più grandi al mondo"
- "Darò il massimo per il mio club. Il Milan mi ha restituito la felicità e forse non può neanche capire il bene che mi ha fatto. Io non lo dimentico"
- "Sono in un momento unico della mia carriera. Alla società devo tutto, è stata una grande scommessa andata bene, loro e mia, e voglio arrivare pronto al ritiro. Sarà il migliore della mia carriera"
Al libero, cresciuto con gli "Ipse dixit" di MaiDireGol, piace andare a rileggersi le parole di mesi prima. Ecco quelle del Fenomeno (sì, proprio) il giorno della presentazione e nei primi mesi rossoneri:
- "I tifosi? Ho tantissima voglia di essere amato, farò il possibile per convincerli che è stato un grande investimento"
- "Ho trovato un ambiente fantastico, era da tanto tempo che non vedevo un rapporto così umano e d'amicizia nello spogliatoio, farò tutto quello che il mister vorrà per aiutare il Milan ad arrivare ai suoi obiettivi" (infatti: assente in Champions, in Supercoppa e nel Mondiale per club)
- "Avevo offerte da Usa e Arabia, potevo stare a Madrid, però ho accettato questa sfida per far vedere che la mia storia non è finita"
- "Qui ho ritrovato il sorriso e la voglia di allenarmi"
- "Ronaldinho? Tutti sognano di venire qui al Milan, perché con il Real Madrid è una delle due squadre più grandi al mondo"
- "Darò il massimo per il mio club. Il Milan mi ha restituito la felicità e forse non può neanche capire il bene che mi ha fatto. Io non lo dimentico"
- "Sono in un momento unico della mia carriera. Alla società devo tutto, è stata una grande scommessa andata bene, loro e mia, e voglio arrivare pronto al ritiro. Sarà il migliore della mia carriera"
La stella
Il libero ha concluso l'anno guardando il primo dvd di "Campionato io ti amo", quello relativo al campionato 1978-79: l'anno della stella del Milan. Ebbene, osservando la festa e l'orgoglio dei tifosi rossoneri per quel traguardo (nonostante avessero già visto coppe dei campioni e intercontinentali, e non ancora la serie B), il libero ha pensato che nei progetti futuri del Milan potrebbe starci l'assalto alla seconda stella, quella che solo la Juventus può esibire: mancano TRE scudetti (grazie!). Potrebbe essere un obiettivo PER i tifosi, solitamente trattati alla stregua di mucche da mungere e niente più. Come nel caso del Mondiale per club: via di corsa da Malpensa e poi "venite a festeggiare a San Siro". Già, per vedere il Milan primavera perdere col Catania, bella roba.
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